| Il rugby arriva a San Donà di Piave alla fine degli anni 50 del secolo scorso per iniziativa di alcuni studenti,
Mario Pacifici e Corrado Teso in testa, che avevano appreso i primi rudimenti della palla ovale presso il collegio Brandolini
di Oderzo.
Dopo aver convinto alcuni amici fondarono l'Associazione Sportiva Rugby San Donà esordendo ufficialmente già nel campionato 1960/1961.
I successi non tardarono ad arrivare e solo dopo due stagioni si concretizzò la promozione nella serie cadetta. |
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| Il 2005 è stato anno di grandi cambiamenti per il Rugby San Donà: il momento della retrocessione in serie B, avvenuto dopo la perdita dell'ultima partita ai play-off salvezza per un soffio, ha portato la Società alla necessità di ricostituirsi e a solidificare le proprie basi, variando la propria composizione dai vertici sino all'apparato tecnico, in modo da dedicare maggiori attenzioni al sempre florido vivaio del Rugby San Donà e a dare nuova linfa alla prima squadra. Si è strutturato il gruppo Amatori, al quale fanno capo numerosi giovani imprenditori locali, tra i quali molti ex giocatori, con il preciso intento di riportare la Società ai fasti dei tempi migliori. Tali attenzioni hanno portato subito i primi risultati: dopo un solo anno di "purgatorio" in serie B Orved San Donà è tornata nuovamente a disputare il campionato di Serie A, dopo una stagione nella serie cadetta che l'ha vista primeggiare sin dalla prima giornata. |
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| Contemporaneamente all'inizio dell'attività di Mario Pacifici e dei suoi compagni, anche in campo giovanile si mossero i primi passi verso il nuovo sport. L'interesse per il pallone ovale fu sfruttato da Gianni Salmaso, caposcout e appassionato sportivo, desideroso di portare una ventata di novità fra le attività creative dell'organizzazione scoutistica.
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Ma la volontà e l'impegno di alcuni, nuovi e vecchi, prevalsero sul vittimismo: la Società venne rifondata e, dopo non poche difficoltà, le cose volsero al meglio tanto da raggiungere, in pochissimo tempo, eccellenti risultati e un'invidiabile autonomia economica e gestionale. Ma guai a cullarsi sugli allori, il monito rimane sempre lo stesso: "La meta vincente è quella che non si è ancora realizzata". |
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